28 gennaio 2008

Controlli sulle Torricelle

L’altra notte il più grosso spiegamento di forze mai messo in atto in Veneto per prevenire gli incidenti dovuti all’assunzione di sostanze
Blitz contro alcol e droga Nei guai quattro su dieci
Ma una discoteca non collabora con l’Asl A fine serata avvisa i clienti dei posti di blocco



C’è poco da fare, esiste un mondo parallelo che gli adulti faticano a comprendere. È l’universo di quei ragazzi che sono capaci di mettersi su un pullman alle 23, farsi anche 200 chilometri per arrivare in discoteca sulle Torricelle. È quel mondo dove farsi una «canna» è normale come mangiare un panino, così come farsi una «pasta» per sentire meglio la musica, bere un imprecisato numero di cocktail, perché se non sei «fuori» non c’è divertimento. Ce la sta mettendo tutta, l’altro mondo, quello degli adulti che vorrebbero evitare che i giovani si mettessero al volante in condizioni non idonee per guidare. Ma a giudicare da quello che sta sotto gli occhi, il quadro è desolante. Anche sabato notte, guardia di finanza, polizia stradale, provinciale e locale, carabinieri, Asl 20, Croce Bianca e protezione civile hanno messo in atto un controllo antidroga e alcol. Il più grosso pattugliamento mai fatto in Veneto, come ha sottolineato il comandante della polizia municipale Luigi Altamura. Un controllo diviso in due parti e che ha portato a esaminare 80 conducenti, ritirando 32 patenti. ORE 00.30 L’INIZIO. Il primo blocco è nel curvone di via Villa Are, dove c’è spazio a sufficienza per fermare le auto e piazzare il camper per le analisi. La prima auto indica che la serata promette «bene». Cinque ragazzi, tutti positivi all’alcoltest. Poco dopo arriva un pullman da Padova. I cani dei Baschi verdi ringhiano e si agitano. Sul pullman i ragazzi prima di scendere per i controlli hanno mollato a terra di tutto: marijuana, ecstasy, una dose di coca. Qualcuno le aveva nascoste nel pacchetto di sigarette, altri in mezzo a una crema oleosa. Si lamentano i ragazzi, della perdita di tempo. Sono tutti «puliti», dicono, nessuno rivendica la proprietà dello stupefacente, che dev’essere «germogliato» dal pavimento del pullman. Si lamentano per «questo Stato di m... che non vuole che tu il sabato sera ti diverta». Eh no, bello. Lo Stato non c’entra. Questa gente che sta al freddo da mezzanotte alle otto di mattina cerca soltanto di evitare che ti ammazzi, o ammazzi qualcun altro. L’autista di un pullman arriva a 0.48 di alcol nel sangue. Con 0.50 ti ritirano la patente. PREVENIRE O REPRIMERE. A seguire passo passo i lavori c’è anche l’assessore alla protezione civile Marco Padovani che ha chiesto ad alcune squadre cittadine di dare una mano nell’allestimento di un campo. Nel giardino dell’asilo di Villa Are infatti si svolge la seconda fase dei controlli. All’uscita della discoteca Alter Ego, tutte le auto vengono convogliate lì per i controlli agli automobilisti. Si sono montate alcune tende dove fare accoglienza e i controlli ai ragazzi, c’è un camper per i prelievi di sangue e urine. C’è qualche bricco di caffè e di tè. Il freddo qui fuori, più passano le ore, più penetra nelle ossa. «Credo in questi controlli. Per questo abbiamo subito accettato di collaborare mettendo a disposizione la protezione civile», dice l’assessore, «dobbiamo far capire ai giovani che non è così che ci si diverte. Che così rischiano soltanto di ammazzarsi. Ma quello che vedo è sconsolante». UN POPOLO DI STORDITI. Arrivano all’asilo che funge da quartier generale con la faccia inebetita, qualcuno ha il sorrisetto isterico di chi non sa come finirà. Altri dicono che vogliono un avvocato. Ehi bello, qui non sei al cinema made in Usa, sei in strada «strafatto». La tua auto resta qui. Sì, chiama mamma che ti venga a prelevare, che a piedi e senza più patente non arrivi da nessuna parte. Magari si arrabbia pure che la svegli e che le dai la novità, non s’era accorta che ti drogavi. Ma come dicevano tutti, come in una cantilena, l’altra notte, al finanziere che cercava di capire: «Chi è che non si fa una canna e beve qualcosa?». INCIDENTE VIA BELVIGLIERI. Continuano i controlli, il dottor Giovanni Serpelloni, coordinatore del servizio delle tossicodipendenze sembra alimentato a pile duracell. Zompetta da una tenda all’altra, controlla, analizza, spiega. Arriva la notizia di un incidente stradale in via Belviglieri. Il conducente aveva 2.70 di alcol nel sangue. «Stiamo facendo il possibile per farci autorizzare a verificare il tasso alcolemico nei morti a seguito di incidenti stradali. Dobbiamo capire qual è la percentuale», dice Serpelloni. Ed ecco invece i numeri della notte. Una positività del 40,5 per cento, di cui il 13,9 è risultato positivo all’alcol, il 16,5 alle droghe e il 10,1 ha associato alcol e droghe. Dei positivi alle droghe (21 persone), il 38,1 per cento aveva utilizzato cannabis, il 4,8 ha usato solo cocaina, 19 metanfetamine, 14,3 e cannabis più cocaina e più metanfetamina, 23,8 cocaina più metanfetamina. BILANCIO. Sono 32 le patenti ritirate, una persona denunciata per spaccio di stupefacenti, sei persone segnalate per detenzione di sostanze stupefacenti e una comunicazione notizia di reato all’autorità giudiziaria nei confronti di ignoti per varie sostanze rinvenute a bordo dei pullman in transito. La direzione dell’Alter Ego era stata avvisata in anticipo dei controlli dalle stesse forze dell’ordine, richiedendo la loro collaborazione e la disponibilità a posizionare le strutture di prevenzione nel parcheggio della discoteca. Dopo un primo assenso, la disponibilità è stata in seguito totalmente ritirata e dai racconti fatti direttamente dai ragazzi fermati sulle Torricelle sarebbero addirittura stati lanciati avvisi all’interno del locale per allertare le persone, della presenza di serrati controlli all’uscita.

Dall'Arena di
Alessandra Vaccari


E' una società proprio strana la nostra. Una società dove il divertimento sembra dover passare per forza attraverso alcol e droga.
Siamo parte ( volenti o nolenti ) di una società benestante nella quale nulla ci manca e tutto, potenzialmente, possiamo o crediamo di poter avere. Ragazzi, giovani e meno giovani trovano come massima aspirazione nella vita quella di impasticcarsi, bere fiumi di cocktails e, in questo stato fisico e mentale, mettersi alla guida di motorini e macchine. Cotanti sforzi per mostrare qualche video "da sballo" su youtube o, quando va male, arricchire la pagina dei necrologi sull'Arena.
Le facce inebetite, i sorrisetti isterici e le pretese nevrotiche di chi si credeva re del mondo un minuto prima e improvvisamente si ritrova ultimo della lista non fanno altro che confermare l'imbecillità e il rincretinimento di una società che regredisce sempre più. Una società che vede nella discoteca (non me ne vogliano coloro che vanno in discoteca solo per ballare...) un luogo paradisiaco, dove tutto è permesso..anche se questo ti costerà poi la vita. Fa pensare anche questa inconsapevolezza diffusa.

Ma perchè, secondo voi,
questo comportamento è ormai entrato nella normalità? Raccontateci di vostre esperienze personali, di quello che vedete, fate, credete...

Buon dibattito

21 gennaio 2008

Calcio & Razzismo (parte 2)

Con mio grandissimo stupore il nostro sindaco Flavio Tosi ha deciso di installare un maxivideo in piazza Brà per la partita di ieri Hellas Verona - Sassuolo. Un'incredibile decisione che mi pone una marea, ma proprio una marea di quesiti.

Prima di tutto vorrei capire bene per quale motivo è stato concesso un cotale privilegio ai tifosi del Verona quando la motivazione semplice e cruda per la quale non potevano vedere la partita allo stadio era ( che novità!! ): cori razzisti contro i giocatori della Pro Sesto (giocata la settimana scorsa)!

Il giudice sportivo aveva quindi in settimana annunciato che la partita in questione (Hellas-Sassuolo) si sarebbe giocata a porte chiuse! Da qui l'ira del Sindaco: "Sfido il giudice! E metto il maxischermo in piazza brà!"

Mmmm...strano, credevo fosse un Sindaco tutto fatti e LEGALITA'! Strano anche che la legge valga per gli altri e non per lui...e strano pure che non capisca il perchè di questa persecuzione contro i tifosi del Verona!!

Ah, tra l'altro per chi si credesse veramente perseguitato ecco la nuova normativa per la recidività dei tifosi dell'Hellas (e non me ne vogliano coloro che non c'entrano niente con questi imbecilli):

"Vista la nuova normativa Uefa contro la discriminazione razziale e la recidività dei sostenitori del Verona, il prossimo episodio sarà punito con la squalifica del campo o, peggio ancora, con la sconfitta a tavolino. "

Cose mai viste! Una tale ingiustizia non la credevo possibile! Bene! Ma tornando a noi, per premiare questi squallidi atti di discriminazione razziale il nostro sindaco, autorevole quanto decoroso, ha per l'appunto deciso di guardarsi e di permettere ANCHE ai quei beceri tifosi di guardarsi la partita in Piazza Brà!


Mmm...primo quesito:

1) Tutti i Veronesi tifano Hellas?

Non credo proprio, credo che una parte tifi Verona, una parte Chievo e che una parte preferisca altri sport...Ah beh..poi c'è chi fa parte di più d'una di questa categorie... Perciò non capisco per quale dannato motivo bisognerebbe usare una piazza pubblica (ossia di tutti noi veronesi) per favoreggiare una minoranza (dei Veronesi) e per fare i loro comodi?

2) I soldi per mettere questo maxischermo in piazza, le pulizie della piazza che probabilmente avrà fatto fare Tosi e i diritti televisivi della partita chi li ha pagati??

Io spero siano stati i tifosi del Verona...una bella colletta e hop...pagato tutto! No perchè non fosse così e magari avesse pagato tutto Tosi---> ossia NOI cittadini veronesi, non credete che ci sarebbero motivi per cui lamentarsi!????

3) Decoro? Pulizia? Educazione?

Non credo sia il modo giusto per dare l'esempio.. Le bandiere del Verona sventolate al vento dall'alto dell'Arena, le decine di cicche che avranno popolato le scale del municipio dopo la partita, i cori razzisti (se pur ironicamente rivolti ad altri tifosi del Verona) e direi poco decorosi che potete sentire in questo video non mi sembrano assolutamente degni della nostra città. Insomma, noi siamo di una classe superiore! Non credete?





Ma di certo il nostro caro avrà pensato a tutte queste cose. E sono probabilmente io fazioso, comunista e tifoso del Chievo a dire un sacco di scemenze. Sì...sarà proprio così!

Buon dibattito...

19 gennaio 2008

Calcio & Razzismo


La stupidità è ovunque, non solo dove ci sono telecamere e microfoni. La stupidità è anche nei campetti della provincia, in teoria passatempo ideale per vecchi e bambini ma in pratica valvole di sfogo ad hoc, dove l’esasperazione è maggiore di quanto non sembri all’apparenza. E dove trova spazio anche l’ostilità nei confronti di chi non ha la pelle bianca. Episodi isolati o consuetudine? Bella domanda. A rispondere ci hanno pensato sette protagonisti delle domeniche dilettantistiche.
«Certi comportamenti razzisti del pubblico erano più frequenti in passato - racconta Brahim El Hamich, attaccante marocchino ex Alba e ora al Sant’Anna d’Alfaedo - negli ultimi due o tre anni accadono di rado. Prima invece erano una costante. Io faccio finta di niente, al limite se qualcuno mi urla qualcosa e sono vicino alla rete di recinzione mi giro un attimo a guardarlo e penso a che persona può essere quella che ho di fronte. Però tutto questo un po’ mi sorprende, sono in Italia da diciassette anni e mi sento anche un po’ veronese ormai. Ma ricordo anche episodi molto belli, uno su tutti. Ero all’Alba e giocavamo col Legnago. Il difensore che mi marcava mi diede del "terrorista". Però dopo pochi minuti lo stesso giocatore si è avvicinato e mi ha chiesto scusa ammettendo di aver sbagliato. Non l’ho dimenticato».
«Più che la gente sulle tribune sono gli avversari in campo che usano un po’ troppo la lingua - sottolinea Cesar Pereira, gioiello brasiliano del Domegliara - insultandomi credono di farmi innervosire non sapendo invece che provocano l’effetto contrario. Se dribblo il mio marcatore più di una volta, se gli faccio un tunnel allora lo senti parlare a sproposito. Me lo aspetto, so che lo fanno apposta. Magari neanche pensano a quello che dicono, magari non è razzismo quanto preoccupazione per chi hanno di fronte. E in una partita le usi tutte per avere la meglio. Io non sono mai stato espulso per reazione a queste provocazioni, mi viene molto facile continuare a giocare come se nulla fosse».
«Non è successo molte volte ma è successo - ammette Prince Yarboye, diciannovenne jolly ghanese dell’Audace, in Italia da otto anni e studente di grafica pubblicitaria all’Istituto Carlo Anti di Villafranca - anche quando ero nelle giovanili. Ricordo una partita con gli Allievi in cui mi hanno insultato a ripetizione. Stavamo perdendo 1-0, poi abbiamo pareggiato e a poco dalla fine ho segnato il gol della vittoria. Appena ho visto il pallone in rete sono andato di corsa sotto la tribuna facendo segno al pubblico avversario di fare silenzio. Accadesse ora però non ci farei più caso».
«Quest’estate in un’amichevole un avversario mi ha detto che secondo lui lavoravo in una conceria per quanto puzzavo - racconta Ronnie Otoo, ghanese, punta della Polisportiva Virtus, studente al Pindemonte ed in Italia dal 2002 - e all’epoca del settore giovanile dopo una partita molto tesa tutta la squadra avversaria se l’è presa solo con me e non col resto dei miei compagni. Quella volta ricordo di aver tirato fuori le scarpe dalla borsa per difendermi, ero arrabbiatissimo. Poi però non è successo nulla».
«Non credo ci sia cattiveria in certi comportamenti - interviene Karim Choukrani, attaccante marocchino del Gazzolo, professione metalmeccanico - magari la reazione ce l’hanno quando mi capita segnare alla squadra per cui fanno il tifo. Ma è normale forse, quello è solo nervosismo».
«Secondo me a certa gente non dovrebbe essere data nemmeno la possibilità di vedere la partita - è il parere di Arma Rachid, attaccante marocchino della Sambonifacese da 12 anni in Italia ed impiegato part-time in una ditta che produce carrelli elevatori - ogni tanto qualche insulto me lo sento, anche se il più delle volte neanche li ascolto perché sono troppo concentrato sulla partita. Ma il calcio per me è un divertimento e dovrebbe esserlo per chi è in tribuna. Soprattutto nei dilettanti. Non ho mai reagito a nessuna provocazione e mai neanche pensato di farlo. Questa è solo gente ignorante».
«Io e Arma siamo stati fischiati al Bentegodi quando abbiamo giocato col Verona in Coppa Italia - ricorda Goncalves Dimas, compagno di reparto di Rachid alla Sambonifacese - ma mi è capitato anche a Chioggia e a Este, quando appena entrato in campo il pubblico mi ha fatto capire che non ero molto gradito. Fischi e qualche insulto per il colore della mia pelle non li avevo mai sentiti. Poi però ci ho fatto l’abitudine».

Di
Alessandro De Pietro (L'Arena)

Polemiche oltre manica

«Come Romeo e Giulietta hanno ucciso Verona, la città dell’amore».

Titola così l’ultimo articolo di Tobias Jones sul Daily Mail, diffuso tabloid britannico. Il giornalista inglese attacca la città con la scusa di mettere in guardia il presidente francese, Nicolas Sarkozy, e la sua bella Carla Bruni dallo scegliere Verona quale destinazione per la luna di miele. Nei giorni scorsi, infatti, i giornali di mezzo mondo, si sono occupati delle vicende amorose del presidente transalpino il quale, in un turbinio di voci e smentite, era atteso in un bed&breakfast di «charme» a Negrar in compagnia della modella italiana. Da qui lo spunto per il giornalista di parlare male di Verona, definendola una «Disneyland dell’amore piena di gente che vive alle spalle della leggenda di Romeo Giulietta e che si approfitta di turisti creduloni». Jones dipinge una città dove appena arrivati si viene subito presi in ostaggio da orde di coppiette e sedicenti guide turistiche pronte ad accompagnare i visitatori in «tour dell’amore» melensi e di cattivo gusto. Il balcone di Giulietta viene descritto come una sorta di truffa: 3,10 euro e mezz’ora di coda per affacciarsi da un poggiolo costruito nel 1920. E poi la statua di Giulietta, la sua tomba e i graffiti: nulla sfugge al giornalista che demolisce l’immagine di una città, che definisce un concentrato di cliché volgari. Nemmeno l’Arena la fa franca. «I turisti vengono da ogni angolo del mondo per vedere gli spettacoli. Dico vedere, perché a meno che non si acquisti il biglietto d’oro da 183 euro difficilmente si riesce a sentire qualcosa», scrive Jones. La tragedia, prosegue il giornalista autore anche di un libro sulla storia dell’Italia dal secondo dopoguerra, è che questa città un tempo era una «piccola Roma», una capitale del nord dove fiorivano arte, cultura e commercio. «Questi giorni gloriosi sono lontani», conclude Jones, scagliandosi contro la decisione del sindaco Tosi di vietare alla gente di mangiare panini sui gradini di Palazzo Barbieri. «La prima persona a ricevere una multa di 50 euro è stato un bambino di 4 anni», scrive indignato, prima di concludere: «La città di Romeo e Giulietta è diventato un parco divertimenti dai prezzi esorbitanti dove i bambini non possono nemmeno mangiarsi un panino... Se sono mai esistiti, i due amanti si stanno rigirando nella tomba». Ma Tosi non ci sta: «Giornalismo spazzatura. Solo così può essere definita l’immagine volgare e tendenziosa che fornisce di Verona l’articolo. L’inchiesta del signor Jones su Verona appartiene al mondo della fantasia, non della notizia, come la luna di miele veronese della coppia Sarkozy-Bruni che ha ispirato l’articolo. Quel che però è certo è che tra 400 anni si parlerà ancora di Shakespeare e di Verona, mentre di Tobias Jones fra 4 giorni non parlerà più nessuno». Quanto al divieto di consumare panini fuori da spazi consentiti, il sindaco chiosa: «Non so se in Gran Bretagna si possa impunemente bivaccare sulle scale di Buckingham Palace, ma so che il signor Jones, anche in questo caso, manifesta una vera idiosincrasia alla verifica delle notizie: in Italia nessun cittadino al di sotto dei 18 anni può essere multato».

Di Giorgia Cozzolino (L'Arena)