17 giugno 2007

"Non c'è una specie d'amore, ma in mille versioni diverse" (Francois De La Rochefoucauld)

Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo
adottata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 Dicembre 1948

Articolo 1
Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Articolo 2
Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciati nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.
Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del Paese o del territorio cui una persona appartiene, sia che tale Paese o territorio sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi altra limitazione di sovranità.

SI E' PARLATO TANTO DI PORTARE I DIRITTI LADDOVE NON SONO RICONOSCIUTI E NON CI RENDIAMO CONTO CHE DOBBIAMO ANCORA PORTARLI NEL NOSTRO PAESE.

Non riconoscere i diritti a tutti coloro che vivono la loro sessualità fuori dagli schemi prestabiliti ( e non per questo unici e immodificabili) va prima di tutto contro la dichiarazione dei diritti dell’uomo ma anche contro la nostra costituzione e la laicità dello stato.
Molte persone si chiedono perché i “diversi” debbano ostentare quel che sono e il loro modo di vivere. Io rispondo che fin quando a queste persone non verranno riconosciuti i loro diritti saranno costretti a questo genere di manifestazioni per far valere il loro modo di essere e vincere sulle discriminazioni.
Le manifestazioni come quelle del gay pride vengono definite ostentatrici, quasi che per forza il modo d’essere omosessuale sia riconducibile esclusivamente a piume e lustrini.
Ma davvero pensate che sia così?
La stravaganza del gay pride è solo superficialità necessaria del resto in un mondo dove solo il superfluo riesce ad attirare l’attenzione.Quello che vogliono sono solo diritti.

La mentalità italiana è chiusa. Eppure la storia dovrebbe insegnare qualcosa ( poi mi dico: ma se nel nostro parlamento ci sono politici che non sanno neanche la data della rivoluzione francese…)! Non è forse vero che anche le donne hanno dovuto lottare per i loro diritti? Quando per gli uomini era impensabile che le donne avessero il diritto al voto qualcuna di loro (per fortuna) si è opposta a rigidi pensieri e ha lottato per ottenere quello che ora gli viene riconosciuto come innegabile.Tutti sanno che la storia si ripete e come nel 1800 erano le donne a lottare ora nel XXI secoli sono gli omosessuali e i trans. Non è forse dalla storia che dovremmo capire quello che è giusto fare?

Se è vero che il progresso di uno stato si vede dai diritti che esso concede ai suoi cittadini non pensiate che il nostro stato sia poi così avanti rispetto ad altri stati…(Ci ha superati ad esempio la Spagna che nel giro di trentanni, ovvero dalla fine della dittatura ha saputo garantire ai suoi cittadini più di quello che il nostro stato è riuscito a fare in più di cinquantanni di libertà).

Diciamocelo : il problema italiano è la Chiesa e la finta laicità del nostro Stato! Non ha senso l’opposizone della Chiesa alle coppie di fatto e alle coppie gay. La Chiesa anzi dovrebbe essere una delle istituzioni a cui sta più a cuore la difesa delle minoranze. Questi diritti additati come attentati alle tradizioni cristiane non tolgono proprio niente. Dare diritti non significa privare altri dei propri, significa solo riconoscere la diversità e farne una ricchezza per uno Stato che se vuole essere d’esempio per altri dovrebbe prima di tutto essere all’avanguardia nel riconoscimento di diritti!
Posso accettare la decisione della Chiesa di non sostenere questa persone ma trovo inconcepibile che addirittura vi si opponga politicamente! Ed è ancora più oltraggioso che uno Stato non impedisca ad una organizzazione religiosa di entrare così tanto nella sfera politica! La Chiesa dovrebbe essere guida di coloro che la seguono ma non obbligare le altre persone a riconoscere i propri principi che sono puramente religiosi impedendo riconoscimenti di diritti fondamentali! Lo stato dovrebbe dare i mezzi e le opportunità affinché ogni persona possa vivere libera di esprimersi!!!

Si è parlato molto della partecipazione di alcuni politici alla manifestazione. Io credo che sia stato giusto che almeno parte di questo governo abbia dato una minima risposta (e dico minima perché i Dico non sono neancora stati approvati) ad una parte della popolazione. E questa sarebbe la debolezza del governo dichiarata da Schifani? Cosa c’è di debole in un governo che cerca di ascoltare non solo il popolo forte ma anche quello sommerso e non ancora riconosciuto? La cosa peggiore che potrebbe fare un rappresentante è quello di non saper ascoltare il proprio popolo e le nuove esigenze di una società che sta cercando di superare i rigidismi sociali. Non può essere un vero rappresentante quel politico che non cerca il dialogo e si dimostra sordo ai reclami.
Il segretario di Rifondazione Comunista, Franco Giordano, anche lui tra i manifestanti, avverte: «Guai a quella politica che non risponde a una domanda di diritti, sarebbe una politica morta».
Barbara Pollastrini. «Abbiamo sostenuto da sempre questa iniziativa di lotta contro le discriminazioni, lo si fa in tutto il mondo e mi sorprendo che in Italia si faccia un dibattito su un tema dove a New York sfilano Hillary Clinton e il sindaco repubblicano della destra americana, e in Francia Sarkozy sostiene le leggi sui Pacs. Questo vale in tutta Europa»,

Sinceramente speravo che dal governo arrivassero prese di posizione più nette ma ancora una volte i politici non hanno saputo separare la religione dalla politica! Ripeto:RICONOSCERE DIRITTI A CHI NON NE HA NON SIGNIFICA TOGLIERLI AGLI ALTRI!

Il nostro è un dibattito che va avanti da troppo. In gran parte dei paesi occidentali questi diritti sono già riconosciuti ( e in forme molto più accentuate di quelle previste dai dico)..l’Italia come sempre si dimostra arretrata!!! E’ stata superata perfino dal Brasile dove a San Paolo ha avuto luogo il più grande gay pride del mondo dove hanno partecipato fino a 3 milioni di persone sostenute non solo da politici ma perfino dal presidente Lula..

Roberto Calderoni: A tutti i manifestanti del gay pride faccio un appello: pentitevi e il buon Dio sacrificherà il vitello grasso». Pentirsi di cosa? Di essere quello che si è ? di non vivere nell’ipocrisia? Queste persone sono fin troppo coraggiose nel non aver paura di dimostrasi per quel che sono nonostante vivano in un paese dove vengono classificati cittadini di serie B.

(per quanto riguarda i commenti fascisti comparsi nei muri il giorno prima di manifestazione credo non ci sia proprio niente da commentare)

Una politica responsabile dovrebbe riuscire a capire e prevenire i disagi di un parte di cittadini che non solo a livello nazionale ma anche mondiale sono sempre più numerosi e che rivendicano diritti. Chiudere gli occhi su manifestazioni così importante non può servire proprio a niente! Bisogna prendere atto delle nuove rivendicazioni e portarle avanti, lasciando fuori questioni religiosi e pressioni della Chiesa.
Se l’Italia vuole essere d’esempio e vuole avere davvero un ruolo importante nel mondo deve decidersi ad abbandonare stereotipi che invece di farla progredire nella lotta per i diritti la fanno regredire al medioevo!
Certo la caccia alle streghe magari non avverrà ma a quella degli omosessuali poco ci manca!

6 commenti:

Anonimo ha detto...

“Io sono nato eterosessuale, non mi sono mai interrogato sulla scelta della mia sessualità [...] per questo la posizione della chiesa che consiste nell'affermare che l'omosessualità è un peccato è sconvolgente: uno non sceglie la propria identità... Uno ha l'identità che ha”.

Udite, udite...queste parole sono state pronunciate da Sarkozy (per la cronaca,conservatore!!) dissentendo pubblicamente con la Chiesa Cattolica francese. Eh si ne passerà di acqua sotto i ponti prima che un Prodi o un Fini prendano certe posizioni.
Purtroppo l'interferenza della Chiesa nell'agenda politica ma anche economica del nostro paese, per un'ovvia ragione territoriale, è piu marcata che altrove! "Se i politici cominciassero a pensare ai propri elettori piuttosto che dei lettori di Avvenire (giusto per citarne uno)" , magari il governo sarebbe riuscito a presentare il ddl sui dico! C'è da dire però che nello specifico il gay pride con l'aria di festa e disibinizione sempre osteggiata colpisce piu come "carnevalata" che come rivendicazione di diritti. Il fatto che la Chiesa si preoccupi più della politica interna che delle opere di carità in Africa non è un fatto nuovo: ricordiamoci come fallì il referendum sull'aborto nell'81 e quello sulla fecondazione assistita del 2005, e in entrambi i casi il giudizio della Chiesa è stato determinante! Nonostante la fine dell'esperienza democristiana con la DC, il partito ad ispirazione cattolica più longevo alla guida del Paese, siamo ancora lontani dal poter sancire l'effettiva laicità dello stato!

Anonimo ha detto...

Non sono sicura che sia la chiesa il vero problema...forse il problema risiede nell'idea che l'Italia si è fatta della gestione della Cosa Pubblica: cogliete quello che sto per dire come provocazione, il problema risiede nel concetto stesso di democrazia. L'equivoco è pensare che il principio di rappresentatività significhi che la classe politica dirigente deve dire quello che i cittadini vogliono sentirsi dire...
Siccome mi ha eletto un paese che pensa di dover custodire l'eredità del cristianesimo, allora affermo che l'omosessuale si deve pentire e che le coppie di fatto distruggono l'ideale della famiglia, e faccio mio un pensiero che non è nè politico, nè sociale, ma che mi garantisce voti e popolarità...E' quello che succede nel mondo politico quando si trova ad affrontare problemi in qualche modo connessi alla religione o al luogo comune. E' venuto meno un ruolo fondamentale della politica, quello pedagogico, quello di lavorare al fine non solo di far quadrare i conti, creare infrasrtrutture o, nel migliore dei casi, uno stato sociale che funzioni, ma di creare una comunità in grado di educarsi e di educare ai valori del diritto, del rispetto, della pace. Purtroppo è problema più di sinistra che di destra, perchè mi duole ammetterlo, anche chi dovrebbe lottare per l'affermazione dei diritti delle minoranze, e storicamente se ne è occupata la sinistra, si trova imbavagliato dal Mastella di turno, che predica ovvietà per tenersi stretto il suo elettorato cattolico. E il diritto, prima preoccupazione di uno stato Laico, dove sta? Sta dietro a crocifissi malamente interpretati, soffocato dall' Italia bacchettona e pavida che non crede di dover imparare più niente, perchè ha gia tutte le sue verità, che è più facile andare a pescare nei catechismi preconciliari, che nelle pagine di cronaca e nei libri di storia...
Del resto proprio nelle pagine di questo blog qualche tempo fa si leggeva che la cultura Italiana ha radici cristiane e alla maggioranza(maledetta democrazia!)piace pensare che la cultura è statica e non si muove, non comunica con la diversità che vede troppo lontana da sè e quindi, se questo è lo stato delle cose,e se gli obiettivi della politica non sono cambiarle almeno un po', pare che non potremmo mai essere nient'altro che cristiani (sigh!)

Anonimo ha detto...

hai terribilmente ragione! purtroppo nel momento in cui si debbono raccogliere i voti sorge una sorta di populismo-cattolico nel politico! anche un grande come Giolitti firmò un patto con i cattolici, a quel tempo esordienti al voto, per assicurarsi la maggioranza di governo!...ma erano altri tempi! però continuo a credere che l'influenza e l'invadenza della chiesa continui a giocare un ruolo di primo piano...del resto come possiamo dire compiuto uno stato di diritto autonomo nel legigerare per i suoi cittadini se come dici te c'è un mastella di turno?!e aggiungerei anche un bagnasco!!

Anonimo ha detto...

Concordo con il vostro pensiero ragazzi ma muovo un appunto.
Non sono pienamente convinto che la politica non abbia recepito pienamente il cambiamento in percentuale dei cristiani cattolici in Italia. Forse la politica rispecchia ancora una volta (ahimè, perchè se è vero questo teorema, me vien mal...) il paese, il popolo.
Forse in Italia i Cattolici non sono più la maggioranza ma costituiscono certamente una fortre lobby guidata dall'ecclesia.
Il fatto è che esiste un fortissimo e radicato apparato di "governo" che la Chiesa non esita a utilizzare come proprio strumento di ricatto. Non dimentichiamo le battaglie del Family Day e del Referendum, gli ultimi atti di forza della Chiesa, ma non certamente gli unici.
Non è tutto.
Credo infatti che la religione cristiana abbia costituito nel bene e nel male, per la quasi totalità degli italiani, un elemento determinante nel percorso educativo. Ecco allora che si può sentire facilmente da un non praticante e credente solamente di facciata un'ivettiva sull'innaturalità delle coppie omosessuali etc...
Voglio dire che forse non sono i cattolici e la Chiesa il vero ostacolo all'ammodernamento dello stato sociale italiano. O quantomento non il solo.
L'ateismo dei teocon, il fanatismo cattolico dei non professanti (ricordate Marcello Pera) ecco quello è spaventoso.
Non credo di essere un buon credente praticante, ma sono un grande "estimatore-ammiratore" di Gesù, a mio avviso un vero rivoluzionario. Stravolgere ogni paradigma del Vangelo a mero uso politico contando sull'appoggio Chiesa per ottenere consensi è odioso, abietto e orrendamente basso. Credo che una colpa imperdonabile della Chiesa non sia quella di muovere critiche al ddl sui Dico bensì quello di appoggiarsi politicamente alle forze politiche della destra italiana che non aspettano altro, anche perchè l'ipocrisia di farsi paladini dell'identità cristiana è forse l'unico carattere che rende uniti democristiani, forzisti, leghisti e an (fascisti).
Non serve che vi dica io che proprio Casini, Berlusconi, Fini e Calderoli sono divorziati e convivono in regime di coppia con pensione reversibile ...

ps:è uno dei temi caldi che sento maggiormente e non esiterò in futuro a proporre approfondimenti nonchè contributi frutto di raccolte di articoli,dossier e tesine di maturità sul rapporto Stato-Chiesa!!

Alain ha detto...

Ora che ho finalmente concluso la mia settimanaccia di esami sono pronto a tornare a dire la mia sul blog!!

Premetto che senza dubbio, come dice Daniele (chefquijote) "la religione cristiana ha costituito nel bene e nel male, per la quasi totalità degli italiani, un elemento determinante nel percorso educativo", penso questo sia indiscutibile.

A mio avviso, peró, come per la nostra educazione e cultura "generale", ossia quella svolta da una famiglia appassionata, per non parlare degli amici che ci circondano, fonte infinita di educazione ( e quando dico educazione non parlo evidentemente di "buone maniere" ma di quella crescita culturale, caratteriale e un pizzico filosofica che tutti noi subiamo durante la nostra vita ) cosí come quell'educazione che Catechismo e Chiesa scelgono di dare ai piccoli credenti ( ..ignari di esserlo.. ), NOI dobbiamo sintetizzare gli impulsi esterni, dobbiamo carpirli in funzione di una nostra linea guida , di un nostro ideale!

Mi spiego meglio, se Fini Casini e compagnia bella difende Chiesa & Co cosí vigorosamente, non puó permettersi di divorziare o che so, promuovere una guerra ( sí perché la Chiesa in teoria é pacifista.. ) ecc.. Se la loro linea guida é quella del Cattolicesimo e per di piú lo rappresentano ( Casini ) per lo meno dovranno avere un po di coerenza!

Ora passo agli elettori..Secondo me dobbiamo metabolizzare le spinte esterne e rifarci ad un nostro pensiero assodato per guidarci nel percorso della vita..Ma la mia paura é che anche qui e sempre qui alla maggioranza poco interessa di capire e di RAGIONARE..preferisce seguire a mo di pecorella un pensiero ( di solito quello dominante ( Cattolicesimo in Italia .. e ricordo la frase della Sivlia: "alla maggioranza(maledetta democrazia!)piace pensare che la cultura è statica e non si muove") o quello piú appariscente ( devo nominarlo? Berlusc...)), senza avere una visione critica, senza andare al di lá dell'apparenza, ma magari sporgendo il naso oltre ai confini dove troverebbero ( parlo dei DICO e PACS ) paesi come Francia, Germania, Spagna che hanno giá introdotto i diritti a coppie conviventi. E non mi pare che questi paesi abbiano altra religione!

Conclusione:

La domanda é: chi vuol RAGIONARE? Chi vuole togliersi i soliti schemi dalla mente ed iniziare un VERO percorso di ricerca dell'equo e del giusto? E soprattutto, perché questo va detto, chi se la sente di perdere qualcosa sul piano personale ( magari denaro, magari impegno per un mondo ecologicamente migliore, magari lotte contro l'illegalitá in parlamento, contro Mafia, 'Ndrangeta e Camorra ecc... ) e di mettersi in gioco rischiando anche grosso? Tutto ció é lungi dall'essere semplice, ma indipendentemente dall'educazione che ognuno di noi ha ricevuto, ricordare di RAGIONARE criticamente riguardo a grande tematiche politiche e sociali non sarebbe un brutto inizio..anzi....e allora sí che la nostra educazione sarebbe servita a qualcosa...RENDERCI CONSAPEVOLI!

Anonimo ha detto...

Grazie a Tinto e ai suoi amici siamo stati costretti a moderare i commenti.